Il progetto “Figli di Haiti" è partito 16 marzo 2025 in concomitanza con l’avvio della Quaresima e il consueto gesto missionario ed è proseguito fino a dicembre 2025. Si tratta di un progetto multipiattaforma (carta, digitale, social, podcast, docufilm e mostra) per raccontare Haiti nella sua complessità e ricchezza, nato dalla volontà di ribaltare il paradigma di Haiti come “causa persa” e per questo condannata a una guerra perenne quanto invisibile, che non interessa a nessuno. Questo frammento di isola ci riguarda, in qualche modo ne siamo tutti figli. Perché ha trasmesso, per prima, al mondo il valore della lotta contro la schiavitù e per questa ragione è stata punita, esattamente duecento anni fa, con un debito (cosiddetto "debito dell'indipendenza") che ne ha affossato, fin da subito, le possibilità di sviluppo.
Le storie di Haiti e dell'Occidente si sono intrecciate con la diaspora haitiana, che ha arricchito con la sua cultura, arte, musica e moda i Paesi che la disprezzavano: si stima che due milioni di haitiani vivano all'estero. Le loro rimesse sono vitali per l'economia dell'isola e vorrebbero contribuire a far uscire il Paese della spirale di violenza.
Avvenire ha fatto luce sulle storie dell’isola e su quelle della diaspora attraverso la pubblicazione di articoli di approfondimento; reportage; interviste anche di haitiani in Italia e nel mondo che hanno avuto successo in vari campi artistici e professionali, mantenendo un forte legame con Haiti; podcast a partire dagli audio delle interviste; un docufilm presentato in scuole ed eventi ad hoc promossi sul territorio e proiettato in Festival cinematografici e al Festival della Missione a Torino (9-12 ottobre 2025); una mostra fotografica e il calendario 2026: 14 scatti realizzati da adolescenti e giovani haitiani, supervisionati da un collettivo di fotografi locali.
Inoltre, la Fondazione Avvenire è stata promotrice del progetto solidale per l’istruzione dei “figli di Haiti” con l’intento di sostenere l’orfanotrofio “sfollato” La Maison Des Anges - costretto a fuggire nell’Artibonite dopo che il suo quartiere è stato messo a ferro e fuoco dalle gang -, che lotta per continuare a mandare i bambini a scuola.
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