.Nel cuore dell’Ospedale Bambino Gesù, accanto ai reparti dove si combattono le battaglie più difficili, c’è un ufficio che cura in un altro modo: con parole gentili, ascolto e presenza. È l’Ufficio Accoglienza e Relazioni con il Pubblico, dove lavora Elisabetta Di Liso, da venticinque anni primo volto che molte famiglie incontrano appena arrivate a Roma. «La prima cosa che dico è: come possiamo aiutarla?», racconta. «In quel momento il genitore capisce che non è solo».
Ogni giorno, da questo spazio nel cuore dell’ospedale, passano storie di paura e di speranza: genitori italiani e stranieri, spesso spaesati, che chiedono come muoversi, dove dormire, a chi rivolgersi. Elisabetta e i suoi colleghi ascoltano, orientano, attivano reti di solidarietà. Quando la degenza si prolunga, contattano le case-famiglia, mettono in relazione reparti, volontari e ludoteca, creando intorno ai pazienti una comunità silenziosa ma concreta.
Elisabetta ricorda una mamma siciliana con una bambina di quattro anni, affetta da sindrome di Down. «Era sola, il papà lavorava lontano. Abbiamo coinvolto il reparto, i volontari, la ludoteca. Si è creata una rete che l’ha sostenuta per tutto il tempo. Quando sono tornate a casa, la mamma ci ha mandato le foto del battesimo: un gesto di gratitudine che non dimenticherò».
Il suo lavoro è il primo passo del progetto “Da famiglia a famiglia – la solidarietà che si moltiplica”, promosso da Fondazione Avvenire e Fondazione Bambino Gesù, per offrire a chi arriva da lontano una casa, un orientamento e un sorriso. Perché ogni cura comincia da un gesto di umanità.
Come funziona l’accoglienza:
Primo orientamento per le famiglie italiane e straniere al momento dell’arrivo.
Supporto logistico e informazioni su alloggi, servizi e spazi dell’ospedale.
Attivazione di reti solidali con case famiglia, volontari e ludoteca.
Collaborazione continua con i reparti e la scuola in ospedale.
Anche tu puoi far parte di questa catena di accoglienza.
Ogni donazione è un posto letto, una mano tesa, un respiro di sollievo per chi arriva da lontano.
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