Immagine articolo

Dove nasce un sorriso

Alla ludoteca del Bambino Gesù, a Santa Marinella, il gioco aiuta i bambini a esprimere emozioni e superare la paura.

di Fondazione Avvenire

Alla ludoteca dell’Ospedale Bambino Gesù, a Santa Marinella, ogni giorno entra un pezzo di vita. È qui che lavora Elisa Franchi, educatrice, che definisce questo spazio «più leggero» rispetto ai reparti, ma non meno importante. Perché il gioco — racconta — «è il linguaggio che permette ai bambini di ritrovare sé stessi, di esprimere emozioni, di superare la paura».

La ludoteca non è solo un luogo di svago. È un rifugio per chi sta affrontando un ricovero, un punto fermo per i fratellini che hanno improvvisamente perso la normalità, e uno spazio di respiro per mamme e papà. Qui si sostiene la famiglia intera:

«Restituiamo quel senso di casa che spesso si smarrisce quando la malattia irrompe nella quotidianità».

Elisa entra anche nelle stanze dei bambini che non possono muoversi: porta colori, libri, piccoli giochi, ma soprattutto uno sguardo capace di capire ciò che serve davvero.

«A volte vedo bambini che faticano ad affrontare la degenza: allora inventiamo attività su misura per ridare loro energia e fiducia».

Tra le storie che porta nel cuore, c’è quella di un bambino di dieci anni che rifiutava la ludoteca e gridava ogni volta che la madre provava a invitarlo a scendere.

«Un giorno mi ha raccontato che amava i pappagalli. Allora, insieme al collega musicoterapeuta, abbiamo composto una canzone su quei parrocchetti di cui parlava con passione. Da allora non si è più allontanato dalla ludoteca. Ogni giorno veniva a cercarci per fare qualcosa insieme».

E poi ci sono le mamme. Una, a Pallidoro, aveva raggiunto il limite della stanchezza e non riusciva più a relazionarsi con nessuno.

«Le ho chiesto se sapesse cucire. Da lì è nato un piccolo laboratorio di borse: la mattina veniva da noi, trovava un luogo sicuro in cui respirare. Non abbiamo cambiato la sua storia, ma il modo in cui poteva attraversarla».

Per Elisa, la ludoteca è questo: uno spazio di ascolto, empatia, tregua.

«Non facciamo miracoli, ma offriamo momenti che aiutano davvero a reggere il peso di un percorso lungo e faticoso».

Nel progetto “Da famiglia a famiglia – la solidarietà che si moltiplica”, questo lavoro silenzioso è un tassello fondamentale. Ogni gesto d’accoglienza, ogni gioco condiviso, ogni parola ascoltata è un aiuto concreto per le famiglie che arrivano da lontano.

Aiutaci ad aiutare 40 famiglie.

Con il tuo sostegno possiamo offrire, accanto alle cure, anche spazi come questo: luoghi dove un bambino ritrova il sorriso e una mamma ritrova il respiro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA